Cosa fare in caso di alluvione: i consigli dei geologi

Immagine da: www.centrometeoitaliano.it

Le alluvioni, lo sappiamo bene, possono essere un evento catastrofico, causati da avverse condizioni atmosferiche che provocano piogge torrenziali per giorni o settimane, e fanno parte delle calamità naturali, per il loro impatto drammatico sulle vite e le opere umane.

Un’alluvione è un evento non previsto, per quanto possa essere prevedibile, in particolar modo in quei paesi interessati annualmente dal fenomeno dei monsoni e dei cicloni, seguiti nelle nazioni più progredite con i più moderni strumenti messi a disposizione dalla moderna scienza meteorologica.

Un’alluvione trasporta grandi quantità di suolo e detriti strappati dalla forza dell’acqua, provocando ulteriori danni e rendendo più difficili i soccorsi.

Non è raro, inoltre, che, nei territori a prevalenza montuosa e, specialmente, in quelli sottoposti ad abusi edilizi, un’alluvione sia accompagnata da frane o smottamenti più frequentemente in zone a forte rischio o dissesto idrogeologico.

Gli smottamenti del terreno, oltre ad essere un pericolo di per sè, possono deviare corsi d’acqua o riempire parte dei bacini, provocando danni e vittime in maggiore quantità anche durante precipitazioni di durata ben più modesta dei quaranta giorni e delle quaranta notti di pioggia di biblica memoria.

Ma come bisogna comportarsi in caso di alluvione? Ci sono delle linee guida che possono essere seguite così da ridurre al minimo il loro impatto? Sì, ed è Vittorio D’Oriano, vicepresidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, a mostrarcele.

Dunque, ecco qui di seguito 11 punti fondamentali che devono essere seguiti in caso di alluvioni o forti piogge.

1. Interrompere l’erogazione dell’energia elettrica e l’erogazione del gas se centralizzato, chiudere le bombole di gas degli impianti individuali, per limitare gli scoppi e gli incendi accidentali per rottura.

2. Non usare gli ascensori, si potrebbe rimanervi bloccati.

3. Salire ai piani alti e mai scendere negli scantinati per nessun motivo.

4. Non avventurarsi nelle strade allagate a piedi o con qualsiasi mezzo di locomozione.

5. Se sorpresi dalla piena lungo una strada entrare nel primo portone aperto e salire ai piani superiori senza forzare in alcun modo la corrente.

6. Se sorpresi dalla piena in auto abbandonare immediatamente l’auto e portarsi nell’edificio più vicino raggiungendo i piani più alti.

7. Non accedere ai sottopassi, anche quando sembrano asciutti, se non dopo essersi accertati dell’assenza di pericolo.

8. Non attraversare ponti anche quando la lama d’acqua che li sormonta sembra modesta.

9. Evitare di spostarsi lungo strade allagate.

10. Non trattenersi lungo gli argini dei fiumi o sui ponti.

11. Evitare di abbandonare un luogo sicuro per raggiungere amici o conoscenti.

D’Oriano, poi, spiega come si potrebbero istruire dei volontari per andare nelle scuole e parlare di difesa dalle alluvioni e, magari, anche dal terremoto, così da istruire i ragazzi su cosa fare in caso di terremoto o di piena.

Il volontariato, inoltre, è anche utile per indirizzare la popolazione nel caso di una città invasa dall’acqua: se ci fossero dei piani di sicurezza preordinati, infatti, gli amministratori locali potrebbero sapere quali zone saranno certamente sicure e, con l’aiuto dei volontari, inviare lì coloro che abitano in aree a rischio o già colpite dall’alluvione.

D’Oriano conclude dicendo che il volontariato possa fare davvero molto, ma appare evidente come le amministrazioni locali si debbano prima dotare di una sorta di piano per affrontare l’emergenza nel momento in cui si manifesta, facendo precedere a questo anche l’educazione dei cittadini.

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Daniela Bella

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avatar Articolo scritto da Daniela Bella il 31/01/2014
Categoria/e: Ambiente, Primo piano.



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