Gli Esseni: il popolo dei guaritori ha qualcosa da insegnarci?

C’è un popolo, una comunità che ancora oggi è motivo di studio, di querelle e di discussioni riguardo chi fossero e quale sia stata la loro origine e provenienza, di certo solo si sa che si trattava di un popolo di guaritori, schivi e restii al resto del mondo di cui rifiutavano l’ipocrisia e la vanità, un popolo che viveva in comunità monastiche ed eremitiche fuori dal mondo, ma al tempo stesso al suo servizio come guaritori, infatti, si rendevano disponibili per chiunque ne avesse bisogno: gli Esseni.

A portare alla luce il popolo degli Esseni furono i cosiddetti manoscritti del Mar Morto che descrivono una comunità dalle caratteristiche poco sopra elencate, ci sono però due correnti di pensiero a riguardo, una che attribuisce validità agli scritti di Plinio ed un’altra che fa riferimento agli scritti di Giuseppe Flavio e che li identifica invece come popolazione ebraica, non monastica e assolutamente non connessa con i manoscritti del Mar Morto che fanno riferimento ad un popolo che viveva a Qumran, chi avvalora questa seconda ipotesi nega anche l’esistenza dei Vangeli Apocrifi.

Tra chi avvalora l’ipotesi della comunità esoterico-monastica di guaritori c’è anche chi sostiene che lo stesso Gesù potesse essere un esseno e ricollega in linea logico-teorica gli Esseni e i loro culti alla presenza celtico druidica che dalla conquista della Gallia si era poi diffusa anche in alcuni ambienti romani, il che avrebbe contribuito a diffondere questa cultura anche in quello che sarebbe stato il terreno fertile per le storie del Graaal.

Tra le mille ipotesi che li circondano una è sicuramente la più accettata, la loro lunga tradizione di guaritori. Agricoltori, contadini, frutticoltori, ma non allevatori, intrisi di una spiritualità devota alla luce ed agli angeli che invocavano dei boschi come avviene, che si tratti di angeli o no, in molte tradizioni esoterico-erboristiche.

L a tradizione Essena ha dato origine a tecniche di guarigione olistica tutt’ora praticate e la loro tradizione erboristica è studiata ed usata da moderne case di produzione. Al contrario del popolo ebraico che aveva adottato un calendario lunare, si basavano su calendario solare di 364 giorni che seguivano attentamente per le semine e la raccolta essendo l’agricoltura una delle loro principali attività. Il cibo ha nella tradizione essenica un valore rituale e sacro, va cucinato con amore e consumato con riconoscenza e calma, è uno degli strumenti attraverso cui passa l’amore, perché sono le mani, nella tradizione essenica e la mente  a trasmettere amore e guarigione e sono le mani che preparano il cibo da donare agli altri.

Qualunque sia l’opinione che si ha riguardo all’origine di questo popolo, riprendere l’idea della sacralità del cibo, intesa come estremo valore dato a questo elemento fondamentale della nostra vita, sarebbe un buon punto di partenza per migliorare noi stessi ed il mondo che ci circonda.

[Fonte immagini: Wikipedia]

 

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 25/01/2014
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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