Il consumo di Cannabis: statistiche e riflessioni

Secondo dei dati recenti l’Italia è solo al ventesimo posto in Europa per uso di cannabis, largamente preceduta dalla Spagna e dalla Francia, il sondaggio i cui dati sono stati pubblicati da Internazionale si basa sulla testimonianza degli intervistati e rivelerebbe un grande uso di cannabis nelle fasce più giovani, in Spagna  e Francia, ma un calo dell’uso di cannabis in Italia, considerando che si basa su testimonianze diretta è ovvio che si possa dubitare dell’incongruenza con dati di poco precedenti che vedevano l’Italia come paese in testa, in Europa,  per il consumo di droghe leggere.

Attualmente nel nostro paese la cannabis è illegale, o per meglio dire, la marijuana è illegale, ma il consumo a scopo personale è depenalizzato, come riporta la medesima fonte dell’Internazionale che vado a citare: “ l’uso personale di marijuana è un illecito amministrativo che prevede alcune sanzioni: per esempio sospensione del passaporto, sospensione della patente di guida o il divieto di conseguirla, sospensione del porto d’armi. La normativa, in parte cambiata dai referendum abrogativi del 1993, che alleggerivano la posizione dei consumatori, è stata modificata di nuovo dalla legge n. 49/2006 (la cosiddetta Fini-Giovanardi), che ha portato all’inasprimento delle sanzioni per produzione (comprese le coltivazioni personali), traffico, detenzione illecita e uso di sostanze stupefacenti, e all’abolizione della distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti. La Fini-Giovanardi stabilisce i limiti di possesso personale, oltre i quali nasce un indizio di reato di spaccio e quindi il rischio di una sanzione penale. Il limite fissato per la cannabis è di 5 grammi di sostanza lorda.”

In realtà una quantità maggiore non  rimanda inevitabilmente all’accusa per spaccio che deve essere poi comprovata definitivamente attraverso ulteriori prove, di fatto rimane che le leggi si sono inasprite, mentre in paesi come l’Uruguay, cioè in un paese che risulta tra i maggiori produttori, è stata addirittura legalizzata al fine di ridurre il traffico illegale che c’è dietro e di farla diventare un business gestito dallo stato che si dovrebbe assumere l’onere di regolamentarne anche il consumo.

In Italia sembra un’opzione impensabile d’altronde è anche necessario riconoscere che in Europa in genere non c’è una “cultura” delle droghe leggere come quella che può essere presente in paesi come il Perù, la Bolivia o altri dove il consumo di droghe che potremmo definire “naturali” in quanto non sintetiche (non nel senso che ne sia naturale il consumo), è legato anche alla tradizione popolare.

In Europa quel che arriva è il frutto del mercato dei narcotrafficanti che trovano ricchi acquirenti nei paesi europei e negli Stati Uniti, ma la cosa che fa riflettere è che in Spagna ed in Francia il consumo maggiore sia da parte di ragazzi in fasce di età che vanno dai 15 ai 24 anni, una fascia d’età di giovanissimi. Mi chiedo se la liberalizzazione porterebbe ad un minore uso da parte dei più giovani che aspetterebbero di poterla “comprare” oppure se indurrebbe lo sviluppo di un mercato parallelo destinato proprio a chi non rientra nelle fasce di popolazione a cui è permesso acquistarla negli stati che ne hanno liberalizzato il consumo.

Cosa ne pensate? Di seguito la tabella pubblicata da Internazionale.

 

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 14/01/2014
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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