Il lago d’Aral: una triste testimonianza di cosa non dovremmo mai fare all’ambiente

Cito da enciclopedia: “L’Aral(in russo Aralskoje More, Аральскοе мοре; in kazako Арал Теңізі) è un lago salato di origine oceanica, situato alla frontiera tra l’Uzbekistan (nel territorio della repubblica autonoma del Karakalpakstan) e il Kazakistan. È talvolta chiamato erroneamente mare d’Aral, poiché possiede due immissari (Amu Darya e Syr Darya), ma non ha emissari che lo colleghino all’oceano risultando dunque un bacino endoreico. Il nome deriva dal chirghiso “Aral Denghiz”, che significa “mare delle isole”, a causa delle numerose isole che erano presenti nei pressi della costa orientale. Il lago d’Aral è vittima di uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall’uomo.”

“E’ vittima di uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall’uomo” credo che questa frase non dovrebbe essere mai scritta, mai pronunciata perché non dovrebbe esistere circostanza tale da giustificarla, nessun elemento naturale dovrebbe essere vittima delle azioni irresponsabili dell’uomo. Riteniamo che gli elementi naturali siano soggetti solo dopo averli danneggiati, fino a quel momento continuiamo a considerarli solo cose, oggetti da utilizzare e distruggere a nostro piacimento, risorse da sfruttare, il termine già è indicativo, ma una volta che il danno è compiuto allora ci mobilitiamo, denunciamo, critichiamo, rimpiangiamo, accusiamo, senza considerare che benché molta responsabilità sia dei governi questo non significa che non sia anche nostra, perché lo stile di vita di ognuno di noi sommato determina le tendenze di mercato, il giro economico e passo dopo passo, indirizza l’economia mondiale e quindi le priorità dei governi.

Il lago d’Aral si estendeva per circa sessantottomila chilometri quadrati in quel territorio che una volta rappresentava la vecchia colonia del Turkestan e ad oggi è ridotto in 2 laghi separati da un’immensa striscia di terra, il piccolo Aral ed il grande Aral. Il piccolo Aral sta tornando piano piano in salute grazie all’intervento si Kazakistan e Ubzekistan, ma la situazione è grave.

Anche questa volta la causa è da ricollegare alle folli politiche agricole di governi che credono di poter capovolgere la situazione economica interna modificando la biodiversità invece che ottimizzandola. Negli anni settanta fu intrapresa una nuova politica agricola che prevedeva l’investimento su larga scala di coltivazioni di cotone irrigate con la tecnica dell’allagamento, l’acqua per irrigare fu sottratta agli affluenti dell’Aral che negli anni ridusse incredibilmente le sue dimensioni condizionando il clima e rendendolo torrido, incominciarono a svilupparsi tempeste portatici di polveri tossiche (in una zona già molto contaminata dalle centrali nucleari) che provenivano dall’accumulo di pesticidi e diserbanti utilizzati per le coltivazioni di cotone.

Il danno alla biodiversità è stato immenso, molte specie ittiche sono scomparse  e la zona di frutteti che era circostante al lago è stata abbattuta per dare terra al cotone, che a conti fatti ha sicuramente causato più danni che vantaggi.

Il mondo deve cambiare atteggiamento verso l’ambiente, facciamo che sia il proposito per il nuovo anno. 

 

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 03/01/2014
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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