The Story of Stuff: ecco a voi la storia delle cose

The Story of Stuff è un video, non recentissimo, della studiosa e ambientalista statunitense Annie Leonard e mi sembra un buon modo per pensare ai propositi per il nuovo anno.

La chiarezza con cui la Leonard si esprime nel suo mini documentario non permette fraintendimenti. Spiega perfettamente quali sono le immense problematiche etiche ed economiche alla base del sistema capitalistico, la storia delle cose è in realtà la storia del capitalismo stesso, la struttura feroce che ha permesso di far giare l’intero sistema intorno agli oggetti e ai falsi bisogni è documentata e spiegata nel documentario. Viene illustrato come siano stati indotti i consumi e i sovra consumi. Racconta di come i governi abbiano investito enormi risorse economiche nella produzione di “cose” prodotte dalle multinazionali che attualmente gestiscono più della metà del patrimonio monetario mondiale, ragion per cui i governi le assecondano.

L’utilizzo delle materie prime per una così grande quantità di prodotti ha fatto si che le risorse dei paesi maggiormente coinvolti in questo sistema non fossero e non siano sufficienti, così la soluzione è stata la più antica del mondo, le grandi potenze mondiali, come bambini troppo viziati incapaci di accontentarsi di meno giocattoli, hanno deciso di andare a produrre i loro giochi a casa degli amici più lontani, i paesi del terzo mondo ed in via di sviluppo che hanno subito un vero e proprio furto di di risorse e territori che li ha costretti a spostarsi in cerca di lavoro verso quelle stesse dinamiche che hanno distrutto il loro habitat, perché ormai privi di una diversa possibilità di sostentamento.

Ci raccontano che i paesi emergenti saranno le nuove potenze mondiali, ma se ci fermassimo a guardare con più attenzione potremmo scoprire che l’India, ad esempio, benché sia considerata una delle nuove potenze economiche subisce un gap economico enorme che va aumentando invece che diminuendo e che porta così ancora più guadagno nelle tasche di chi produce “cose” nel subcontinente e nel sud-est asiatico in genere, che poi rivenderà qui a caro prezzo a persone che le compreranno perché poche cose sono più potenti del bisogno indotto.

Durante una lezione di etica ambientale che stavo tenendo in un istituto superiore mi è capitato, mentre si parlava di ambiente e alimentazione e dei danni del cibo spazzatura, che una ragazza mi facesse una lucidissima e spiazzante obiezione: “ma se la pizza del forno costa più cara del panino di Mc Donald allora mi costringono ad andare al fast food.”

Il valore reale delle cose è stato completamente dimenticato, sicuramente non da tutti, ma da molti, i reali costi di produzione non sono presi in considerazione dalle multinazionali perché tagliano i costi a discapito della manodopera, della sicurezza sul lavoro, della qualità e sostenibilità delle materie prime e quello che apparentemente sembra più economico ha in realtà un costo altissimo che tutti stiamo pagando.

Qual’è la più grande follia? Il paradosso è che la soluzione è nelle nostre mani, che siamo in tempo per cambiare le cose, che possiamo incominciare ad ignorare i messaggi pubblicitari a non assecondare i bisogni indotti, possiamo cercare di optare per uno stile di vita più semplice  e sostenibile, ci guadagneremmo in tempo e salute.

Non importa se ci sembrerà di essere soli, perché nelle scelte importanti ognuno, infondo, lo è e il nostro stile di vita è una delle scelte più serie che siamo chiamati a compiere in questo contesto globale contemporaneo.

Buona visione a tutti-e

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 30/12/2013
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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