Ambrosio Vilhalva: è stato ucciso il leader del popolo Guaranì

I Guaranì sono un antico popolo che abita le terre della foresta amazzonica a ridosso del Mato Grosso do Sul, questa popolazione vive in quelle terre all’incirca dal V secolo d.C e ad oggi lottano per poter continuare ad occupare quello che è stato il loro territorio originale e primario. Nel 2007 furono  letteralmente sfrattati dagli allevatori e costretti a vivere per strada, allontanati da quella che per loro rappresenta l’unica casa possibile, poi, dopo anni di “esilio” forzato si impadronirono nuovamente di una parte della loro terra.

Ambrosio Vilhalva, leader dei Guaranì che ha lottato per anni affinché il suo popolo potesse riprendere possesso di quella  terra degli avi che tanto tempo prima aveva abitato ed amato, è stato ucciso. Lo hanno trovato accoltellato nella sua abitazione, triste epilogo di una morte annunciata da mesi di minacce e rivendicazioni.

 Cos’ hanno i Guaranì di così prezioso, cosa porta le lobby e la malavita locali ad uccidere un uomo che lotta per la permanenza del suo popolo sul territorio, per la legittimazione di ciò che già dovrebbe essere legittimo, che lotta affinché una popolazione indigena possa continuare a perpetrare le sue tradizioni in quella terra che tanto ama e rispetta, in quella foresta Amazzonica che è patrimonio inestimabile,  dono prezioso della natura al genere umano che dovrebbe considerarlo come “bene di tutti” da preservare e tutelare, proprio come vorrebbero i Guaranì?

La risposta si racchiude in una sola parola che rappresenta tutto questo: la terra. Quella stessa terra che Vilhalva e il suo popolo volevano e vogliono proteggere ed abitare è la stessa terra al centro dell’interesse di multinazionali dell’agro-alimentare e della canna da zucchero.

Quello che sta avvenendo in Brasile è un pericoloso processo di avanzamento agricolo massivo a discapito del territorio della manodopera locale e delle popolazioni indigene come i Guaranì. 

Il Brasile sta tentando di diventare una potenza mondiale emergente nella produzione di soia, canna da zucchero ed alcuni tipi di frutta, per fare questo interviene in maniera fortemente invasiva sul terreno, che altrimenti non sarebbe così fertile e grandi aree di territorio vengono coltivate a soia o dedicate alla canna da zucchero, ma la monocultura porta con se sempre gli stessi problemi, anche in un territorio vasto e diversificato come quello brasiliano.

Il colosso che Ambrosio Vilhalva stava combattendo in nome della “sua terra” è quello di uno sviluppo economico assolutamente disomogeneo che sta marcando sempre di più la linea di separazione tra la fascia povera e la fascia benestante della popolazione e la “fame di terra” da dare in pasto alle multinazionali del settore rende la battaglia dei Guaranì sempre più dura e difficile da combattere.

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 05/12/2013
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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