Il fatto che sia una specie protetta non solo in Italia , ma in tutto il territorio Comunitario, non è importato al cacciatore che le ha sparato a Spoleto durante la giornata di preapertura alla stagione venatoria.

Evidentemente per questi speudo-sportivi vale il detto “se respira, le puoi sparare” , tanto che chi le ha sparato lo ha fatto mentre era in volo, a meno di venti metri di distanza e i pallini le hanno strappato via il becco.  Il medico veterinario che ha eseguito l’esame autoptico ha affermato che l’animale doveva avere intorno ai 3/4 anni e che i pallini ritrovati all’interno del corpicino erano tutte in posizioni letali.

Queste aquile sono talmente rare che in tutto l’Appennino Umbro-Marchigiano ce ne sono solo 15 coppie e solo 4 delle quali nidificano .  Stanno scomparendo piano piano, a causa nostra.

Nel 2001, un’altra aquila era stata ritrovata da due cercatori di funghi e subito soccorsa dagli agenti del corpo forestale di Bologna. Nonostante avesse un’ala spezzata, questo esemplare è stato curato e portato a vivere nell’oasi faunistica di Castelsantangelo sul Nera.

Arriveremo al punto che i nostri figli potranno conoscere questi animali solo attraverso i libri e i documentari. Mi domando veramente dove andremo a finire se non corriamo presto ai ripari facendo una buona informazione per le generazioni future all’insegna del rispetto della vita.

[fonte:ilmessaggero.it]

Volete essere sempre aggiornati su risorse ecologiche, animalismo, idee di riciclaggio, temi equosolidali e temi etici?

Seguiteci sulla Fanpage di Facebook EticaMente su Pinterest e su Twitter