Come superare un lutto: i consigli dello psicologo

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Alcuni consigli utili per comprendere come superare un lutto

Quando si parla di lutto si fa riferimento alla perdita di un qualcosa di importante come, ad esempio, la salute, la fine di una relazione, la privazione del proprio ruolo, oppure, forse più comunemente, la perdita di una persona cara.

Quando questo avviene l’individuo viene investito da una moltitudine di emozioni, per lo più negative, e varie possono essere le reazioni personali.

Un modo di dire assolutamente veritiero è “l”amico c’è nel momento del bisogno” in quanto in queste situazioni tristi e stressanti essenziale è la presenza di una rete sociale e, quindi, di amici e parenti che possono aiutare la persona a superare questi momenti di difficoltà, anche solo con piccoli gesti come una telefonata, un invito a pranzo, un’uscita in compagnia.

Il lutto è un argomento che solitamente crea disagio ed imbarazzo perciò spesso si tenta di evitarlo, ma essendo così basilare la presenza di persone vicino ritengo opportuno dare delle nozioni per affrontare, o in prima persona o chi vuole aiutare qualcun’altro, a superare un momento così difficile.

Lutto

Superare un lutto, tollerare la perdita

Prima di tutto bisogna tenere presente che la capacità di elaborare il lutto rappresenta una delle competenze basilari per la costruzione del proprio benessere psicologico. Questa fa parte, infatti, della capacità più generale di “tollerare e gestire il dolore mentale”(Roccato, 1995) e il normale corso della vita comporta l’esperienza del dolore.

La capacità di tollerare la perdita si basa su due convinzioni generali: la sofferenza e il dolore esistono e fanno parte della normalità; se questo è vero allora non occorre “immediatamente” eliminarli. È dall’accettazione di questi due principi che è possibile “elaborare il lutto” ossia raggiungere un benessere psicologico nonostante il dolore, le perdite e le sofferenze.

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Quando il lutto riguarda una persona cara

Focalizzandosi sulla perdita di una persona cara è importante valutare il contesto, cioè il chi, quando e come questa avviene.

Infatti, seppur sempre molto doloroso, sicuramente è diverso affrontare la morte di una persona anziana o di un giovane, un figlio o un parente lontano, se è stato qualcosa di improvviso e inaspettato oppure la conseguenza di una lunga malattia.

In ogni caso, quando questa avviene, tristezza, rabbia, paura, senso di colpa, rimorso sono le emozioni che solitamente emergono, ma le modalità di espressione sono diverse da persona a persona. C’è chi piange, chi non riesce a farlo, chi urla, chi ha bisogno di parlare della persona mancata, chi invece preferisce stare in disparte… è importante tenerlo presente perchè sono tutte reazioni normali, che vanno accettate, rispettate e non giudicate.

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Poichè la perdita di una persona cara è un evento molto forte, che sconvolge la nostra quotidianità, anche il nostro corpo può mandarci dei segnali di disagio come palpitazioni, un senso di disorientamento, nausea, vertigini, sensazioni continue di svenimenti, irritabilità, disturbi dell’apparato gastrointestinale. Questo riguarda sia il momento in cui si viene a conoscenza dell’evento, sia il periodo immediatamente successivo, mentre si realizza ciò che è successo.

Anche nei giorni seguenti l’accaduto, si possono presentare sintomi come il non aver voglia di mangiare, lo svegliarsi durante la notte, fare incubi, avere difficoltà a concentrarsi nello studio o nel lavoro. Inoltre, la forte reazione emotiva conseguente la perdita può far emergere il cosiddetto pensiero controfattuale che consiste nel credere che certi eventi avrebbero potuto svolgersi nel passato secondo uno schema preciso “se solo…allora..”; o affiorire le attribuzioni causali che si riferiscono alle motivazioni sul perchè la persona è deceduta e possono rifarsi o a cause interne “se l’è cercata” o esterne “era il suo momento”.

Oltre a ciò si può cercare un “colpevole” per quello che è successo, denigrare il defunto oppure se stessi o terzi. In più i pensieri riguardanti la perdita possono diventare intrusivi, quindi venire alla mente in modo involontario e ripetuto.

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Come affrontare il lutto?

E’ di fondamentale importanza riuscire a liberare tutte le emozioni che abbiamo in quel momento: far uscire la rabbia, la disperazione, la paura e via dicendo. Solo in questo modo è possibile, pian piano, riconoscere la perdita subita e “introiettarla” dentro di noi, cioè farla vivere nelle nostre menti e nei nostri cuori in modo adeguato. Al contrario, se le nostre emozioni vengono represse ed inibite, andremo incontro a problemi e fatiche fisiche e mentali difficili da gestire e da comprendere e la persona perduta non verrà introiettata in noi in modo adeguato ma la sua presenza-assenza risulterà un vero e proprio macigno che renderà le nostre giornate cupe, tristi, sterili…

Il tempo aiuterà le nostre menti ed i nostri cuori a risollevarsi, a patto di vivere il dolore della perdita e non di inibirlo!

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Quando chiedere un aiuto psicologico?

Come si è visto molte sono le reazioni possibili, ma è giusto chiedersi: seppur comuni, tali emozioni e comportamenti per quanto possono durare? Secondo uno studio (Bonanno e Kaltman, 2001), soprattutto se l’evento è stato “potenzialmente traumatico” come una morte improvvisa, violenta o un suicidio, dal 50 all’85% delle persone sperimenta reazioni negative fino alla fine del primo anno dall’accaduto.

Sicuramente risorse personali come l’autostima, le credenze individuali, le possibilità economiche e la propria storia individuale possono fungere da fattori di protezione, così come il sostegno sociale. Infatti, come già detto, il non sentirsi soli, sapere di poter contare su qualcuno è il primo passo per una elaborazione del lutto funzionale.

Inoltre, chi ci sta vicino può aiutarci a capire quando c’è bisogno di un aiuto in più. Appunto, se le emozioni e i comportamenti di cui ho parlato rimangono invariati per molto tempo, diventanto così invalidanti per la persona, oppure si presentano delle psicopatologie come la depressione o il disturbo post-traumatico da stress, risulta necessario chiedere aiuto ad uno specialista, che può aiutare la persona a rileggere ciò che è successo con occhi diversi e, quindi, a ripartire da quel momento in cui tutto si è fermato.

Le parole che ho detto: perdita, rete sociale, aiuto

Il saggio dice: “Mai nessuna notte è tanto lunga da non permettere al sole di sorgere” Paulo Coelho

Dott.ssa Francesca Paoletti

www.leparolechenonhaidetto.wordpress.com

 

 

Dott.ssa Francesca Paoletti

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avatar Articolo scritto da Dott.ssa Francesca Paoletti il 25/09/2014
Categoria/e: Le parole che non hai detto, Primo piano.



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