Ambiente
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Decreto Mais Mon810: l'Italia ripudia Monsanto

Di Giordana - 14 Novembre 2013

 

L’Italia ha deciso di salvaguardare il territorio e la produzione agro alimentare, con ovvi e conseguenti vantaggi per la nostra salute.
E’stato siglato un decreto che vieta la coltivazione del granturco Mon 810, una delle varietà di mais transgenico consentite in Europa (un’altra varietà consentita è il mais BT, resistente agli insetti). Già dal 200o l’Italia aveva mostrato di voler salvaguardare il territorio dalle sementi OGM, con il decreto Amato che, in accordo col Regolamento 258/97 basato sul principio di “sostanziale equivalenza”, bloccava l’uso di prodotti alimentari derivati da 4 mais OGM autorizzati in Europa e nonostante l’Istituto Superiore di Sanità non avesse evidenziato alcun rischio per la salute umana derivante dal consumo di tali prodotti, il decreto faceva appello alla clausola di salvaguardia, prevista dal Regolamento 258/97, invocando il Principio di Precauzione.
Nel novembre del 2004 fu approvato il decreto-legge n.279/2004 (divenuto poi Legge n.5/2005) che prevedeva la parità tra i diversi tipi di agricoltura, demandando alle regioni e alle province autonome l’approvazione di un “piano di coesistenza”, al fine di evitare la commistione fra colture transgeniche e non. Tuttavia, dopo un’indagine avviata a seguito di un ricorso della Regione Marche, il decreto è stato dichiarato parzialmente incostituzionale.

In ogni caso dobbiamo ricordare che, anche se attualmente non ci sono colture OGM in Italia (se non a livello sperimentale), questo non vuol dire che siamo un paese “OGM free” (la gran parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti italiani, esclusi gli allevamenti biologici, è prodotta a partire da soia e mais geneticamente modificati importati da Stati Uniti, Canada e America Latina) quindi qualsiasi passo in questa direzione è fondamentale. Il decreto, se approvato, vieterebbe al coltivazione di mais Mon 810 per 18 mesi. La politica del “prender tempo” tiene l’Italia sufficientemente lontana dagli OGM ormai da anni, il rischio della contaminazione ambientale a danno della biodiversità e la salvaguardi dei terreni con coltivazioni biologiche ci ha salvaguardato, almeno in parte, per molto tempo.
Queste azioni politico-legali si appellano fondamentalmente al Principio di Precauzione in funzione del quale si prevede la valutazione dei fattori di rischio anche tenendo conto del singolo caso, ovvero, si tenta di decidere non solo in base ai grandi numeri, ma in base alle reali possibilità di rischio per l’ambiente e per la popolazione (sono solitamente le fasce socialmente più svantaggiate a pagare i conti più salati, anche quando si parla di ambiente).
La salvaguarda delle biodiversità e della non commistione delle colture è un argomento prezioso in un territorio come il nostro, ricco e fruttifero ed è anche “facile” da portare avanti grazie alla configurazione geografica dello stivale, appunto lungo e stretta, che difficilmente consente di separare adeguatamente i diversi tipi di colture; questo, unito all’impegno fondamentale ed imprescindibile del consumatore, può portare avanti un apolitica vincente nella messa la bando delle colture OGM.

 





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