Missing Women.Bambine mai nate

 

Il problema dell’aborto selettivo in Asia è conosciuto fin dagli anni della dominazione inglese in India, i report anagrafici degli ufficiali inglesi stimavano una totale assenza di nascite femminili in alcune caste guerriere ed una percentuale comunque minore di nascite di bambine, assolutamente in contro tendenza con l’ordine selettivo evolutivo che solitamente prevede un maggior numero di nascite femminili, in parole semplici, normalmente ,in assenza di intervento da parte dell’uomo, nella nostra specie c’è una netta maggioranza di genere femminile alla nascita.

Nel 2013 ( i primi dati allarmanti che portarono questa problematica alla luce ed alla attenzione dei media anche in occidente, risalgono al 2009), secondo la stima dalla United Nations Population Division (Unpd) e dalla U.S. Census Bureau’s International Programs Center (Ipc), India e Cina rappresentano il triste vertice di questa statistica di morte, di bambine mai nate. Lo studio “Children in India 2012: A Statistical Appraisal” denuncia, nel 2011,  la “scomparsa” dall’ India di circa tre milioni di bambine, in media 48 bambine in meno ogni 1000 bambini.

In Asia la tradizione si unisce alla tecnologia permettendo, grazie all’ecografia, di intervenire con l’aborto nel momento stesso in sui si viene a conoscenza del sesso della nascitura.

Il governo indiano ha preso una posizione netta contro il feticidio femminile, (non si può dire lo stesso di altri paesi asiatici dove è praticato questo tipo di selezione di genere) stanziando fondi per le famiglie che porteranno a termine l’educazione delle bambine fino al diciottesimo anno di età  e dal 1996 ( in India l’aborto è legale dal 1972) esiste una legge che impedisce ai medici di dichiarare il sesso del nascituro/a prima del terzo mese per cercare così di ridurre gli aborti, ma, molte vote, si giunge a taciti accordi tra il medico curate e la famiglia che permettono di aggirare la legge ed intervenire con l’aborto là dove, fino a qualche secolo fa, si interveniva con l’infanticidio.

La politica di selezione di genere è da sempre legata all’economia traballante dell’Asia, non dobbiamo dimenticarci infatti che in molte zone il tasso di povertà e quello di mancata scolarizzazione raggiungono percentuali altissime. Per molti secoli è stato direttamente connesso al problema della dote che la figlia femmina doveva portare al momento dell’imprescindibile matrimonio, per il quale, ancora oggi, non è prevista quasi nessuna alternativa sociale che possa definirsi rispettabile. L’enorme dispendio di denaro dovuto alla dote portava le famiglie più povere a favorire i maschi ed a liberarsi delle bambine, ma oggi, al contrario sono le famiglie più ricche a decidere spesso di discriminare le nasciture, per favorire la venuta al mondo di un futuro uomo da inserire sul competitivo mercato occidentale che porterà così lustro e rilevanza economico-sociale alla famiglia.

La selezione sessuale praticata tramite aborto selettivo mette in atto due tipi di discriminazione, una diretta ed una indiretta. Quella diretta fa ovviamente riferimento alla mancata nascita della bambina e alla forzatura che viene attuata a discapito della madre, infatti capita che la donna si sottoponga a svariati aborti prima che sia concepito il tanto atteso erede maschio. La discriminazione indiretta è più sottile, ma va a ledere l’idea stessa di individuo, porta la donna a discriminare il suo stesso genere, porta una madre a rifiutare la figlia proprio in quanto portatrice del suo stesso sesso.

Il filosofo indiano Amartia Sen sostiene che le donne indiane inizierebbero a ribellarsi se solo pensassero che esiste un’alternativa possibile, una reale opportunità  di una vita diversa. Dato l’alto tasso di immigrazione asiatica in Europa è forse possibile incominciare a dare una forma a questa “alternativa possibile”, con l’educazione, nelle scuole, nei centri di accoglienza ovunque si lavori per una reale ‘integrazione e solidarietà, ma affinché questo possa avvenire è necessario che ognuno di noi si impegni in quel difficile step, fondamentale per ogni azione etica, che è l’astensione dal giudizio diretto, che non significa non voler vedere cosa è etico e cosa non, ma significa non discriminare in funzione di questo.

La lotta di ognuno di noi contro la discriminazione di genere non è solo una goccia insignificante nell’oceano, ma una goccia fondamentale per formare un altro oceano possibile. La discriminazione di genere è, molto spesso, un fenomeno socio-culturale in cui discriminati e discriminatori sono vittime di un medesimo sistema. Ogni giorno, in India, per ogni famiglia che abbandona una bambina(nei villaggi accade che vengano abbandonate dopo la nascita per non sostenere le spese dell’aborto) c’è un baba, un eremita, che decide di adottare quella stessa bambina  salvarla, a riprova che l’apertura di mente e di cuore è la prima via d’uscita da tutti i fenomeni di discriminazione.

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 02/11/2013
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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