Zucchero, segreti e misfatti del più dolce tra gli alimenti

Dolce, indispensabile per la gran parte degli alimenti confezionati che troviamo sul mercato, lo zucchero, di cui la gran parte di noi abusa, si ricava prevalentemente da canne(c’è anche la barbabietola da zucchero) originarie della Nuova Guinea e coltivate nei paesi caraibici e in molte zone dal clima caldo-umido, indispensabile per lo sviluppo della pianta, dalle quali si estrae un liquido dolce e denso che darà poi origine allo zucchero che tutti conosciamo.

Per arrivare dalla canna allo zucchero commerciale il passo è lungo e la strada controversa e insidiosa.

Le canne, dopo essere state tagliate (non strappate per ragioni relative alla riproduzione della pianta stessa) verranno ripulite per poi procedere all’estrazione di un liquido dolce e denso che sarà a sua volta bollito, raffreddato e poi raffinato.

A questo punto ci possiamo fermare, prima che si avvii il processo di raffinamento ed andare  a vedere quali sono i primi scheletri nell’armadio di questo oppio degli alimenti confezionati.

La produzione dello zucchero prodotto dalla canna avviene per circa il 90% in paesi sottosviluppati dal punto di vista economico e/o in via di sviluppo. Dai dati del  Food And Agricultural Organization of United Nations( Economic And Social Department: The Statistical Division) risultano come primi 10 paesi produttori: Brasile, Cina,India, Thailandia,Pakistan, Messico, Colombia, Filippine, Australia, Argentina.

Le condizioni dei lavoratori nelle piantagioni di canna da zucchero rientrano tra quelle che io definisco le condizioni del nuovo schiavismo, un sistema “evoluto” in cui è più difficile riconoscere i veri padroni, che non ci mettono più direttamente la faccia, ma dove rimangono  inconfondibili e invisibili al tempo stesso, gli schiavi.

I braccianti, perché tali sono considerati , di qualsiasi età e pagati circa 2 dollari e mezzo al giorno, lavorano nei campi in condizioni climatiche e naturali usuranti e pericolose, a ritmi di lavoro impensabili per chi comodamente assapora il suo tè o caffè zuccherato  in quest’altra metà del mondo. L’uso smodato di pesticidi provoca danni renali (è stato avviato uno studio a riguardo, ma ancora non sono stati comunicati risultati certi)  aggravati dalla disidratazione dovuta alla mancanza d’acqua e al caldo. Il rapporto tra guadagno e rischio sarebbe per “noi” improponibile, ma non lo è in zone con un indice di povertà che supera il 70%.

Finita la stagione della raccolta e della spremitura lo zucchero dovrà essere raffinato e qui, a dimostrazione che benché ogni piatto sia diverso e diversamente condito la tavola è unica, si arriva allo step conclusivo, quello che porta alla raffinazione del liquido ricavato dalla canna da zucchero  ad un prodotto finale assolutamente privo di proprietà nutritive e nocivo per la salute dei consumatori, ma molto appetibile.

Il processo di raffinamento  prevede l’uso di: latte di calce per depurare, anidride carbonica per eliminare la calce in eccesso, acido solforoso per sbiancare  e poi ancora per arrivare dallo zucchero grezzo al prodotto finito: carbone animale per una seconda decolorazione e coloranti provenienti dal catrame e quindi cancerogeni, (blu oltremare o blu idantrene) per colorare.

Come sarà il vostro caffè di oggi, dolce o amaro?

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 22/10/2013
Categoria/e: Alimentazione, Notizie, Primo piano, Sfruttamento dei Lavoratori.



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