Diamo il pane alle anatre del laghetto e poi ci mangiamo quelle da allevamento

Tutti noi abbiamo assistito almeno una volta nella vita alla poetica scenetta della buona vecchietta che giunge al laghetto vicino casa con un sacchetto di carta, quelli tipici che contengono il pane, ed inizia a distribuire briciole e pezzetti di pane alle povere anatre affamate. E loro ormai la conoscono, si precipitano verso di lei non appena la scorgono e iniziano a beccare il cibo tanto atteso.

Una scena che dovrebbe scaldare il cuore ma che invece fa nascere in me due piccole grandi riflessioni.

Le anatre che andiamo ad ammirare nei laghetti vicino ai nostri paesi e che mai e poi mai ci verrebbe in mente di far loro del male sono forse diverse dalle anatre di allevamento? Perchè le prime le vengono “amate” e le seconde maltrattate, uccise e mangiate?

Ho messo tra virgolette la parola amate perchè in realtà le anatre che vivono libere nei laghetti sono considerate “ornamentali”, cioè creano il paesaggio, quindi anch’esse, seppur in modo lieve, vengono sfruttate dall’uomo per il proprio tornaconto. In più c’è da dire che è sbagliatissimo dare loro pane o cose simili: non è il loro cibo naturale e, come non bisogna assolutamente darlo agli uccellini perchè vengono danneggiati, anche le povere anatre ne risentono. Se solo le amassimo davvero sapremo che la loro alimentazione è prevalentemente a base vegetale e alcune specie si cibano anche di piccoli pesci.

Tornando alle anatre allevate. Negli allevamenti intensivi le anatre non vivono nell’acqua, elemento per loro fondamentale, ma sono ammassate in capannoni e la loro vita è drammatica. Vengono allevate per le loro uova, per le loro carne ma anche per il loro piumaggio e per il “paté de foie gras” (leggete gli articoli Foie gras: Animal Equality ne denuncia l’orrore e Piumino d’oca: la disumanità dell’uomo).

Mi sono fatta una ragione di come siamo riusciti a categorizzare gli animali in animali di serie A (quelli di compagnia, gli amici a quattro zampe, gli animali definiti domestici) ed animali di serie B (quelli che sfruttiamo e maltrattiamo a nostro piacimento per la loro carne, la loro pelliccia e via dicendo). Dopotutto è lo stesso meccanismo sociale che è stato alla base della differenza tra neri e bianchi, tra schiavi e signori, tra ebrei e non ebrei. Però questo proprio mi sfugge: come è possibile che la mente umana possa dissociare la stessa tipologia d’animale?

 Diamo il pane alle anatre del laghetto e poi ci mangiamo quelle di allevamento…

Oggi vogliamo mostrarvi un video-denuncia girato dall’associazione VIVA! che ha testimoniato la condizione delle anatre di allevamento nel Regno Unito (da noi le cose non sono purtroppo molto diverse!). Questo video mostra delle IMMAGINI MOLTO FORTI, NON ADATTE AD UN PUBBLICO SENSIBILE!

Per condividere o scaricare il video: TV Animalista

 

Dott.ssa Elena Bernabè

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avatar Articolo scritto da Dott.ssa Elena Bernabè il 21/10/2013
Categoria/e: Animalismo, Primo piano, Sfruttamento.

Responsabile della redazione. Laureata in psicologia, appassionata di tematiche ambientali, animaliste ed equosolidali. Assetata di verità e disposta a tutto per ottenerla. Ama scrivere e creare in tutte le sue forme

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