Elettrosmog: il silenzioso e trasparente inquinamento che ci fa ammalare

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E’ ormai noto, e scientificamente accertato con almeno 25mila studi internazionali a supporto, che le emissioni da elettrodotti, ponti radio, antenne e impianti elettrici di ogni sorta, interagiscono e disturbano i processi biologici di uomini ed animali. Per arrivare a questa conclusione si sono dovuti eseguire studi accurati e protratti per molti anni, dovendo spesso superare anche l’opposizione di una buona parte del mondo scientifico, soprattutto quello che faceva finanziare i propri studi dai diretti interessati. Come nel caso delle multinazionali della telefonia mobile, che per ben 15 anni hanno opposto ostacoli di ogni genere prima di essere costretti a riconoscere la realtà.

Un libro, pubblicato alcuni mesi fa negli Stati Uniti ma non ancora in Italia, aiuta a far chiarezza. Si tratta di “Ovepowed: what science tells us about the dangers of cell phones and other wifi-age devices”. L’autore, Martin Blank, riprende e spiega l’allarme lanciato nel 2013 dall’ONU e conclude affermando che quello che sta accadendo oggi è <il più grande esperimento biologico mai autorizzato finora, che si basa sul contatto giornaliero tra le nostre teste ed i trasmettitori di onde ad alta frequenza>.

Eppure, per comprendere questo problema è sufficiente un pò di logica e riflessione. Tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche, come più in generale tutti gli impianti ed i conduttori di corrente, generano un campo di energia nello spazio circostante. Data l’universale e l’enorme diffusione di apparati elettrici ed elettronici di ogni genere, possiamo tentare di immaginare da che cosa siamo quotidianamente circondati.

L’esposizione a questi campi è più o meno significativa, e dipende essenzialmente da molte situazioni. Tuttavia, mentre anni fa si riteneva che il fattore principale di attenzione fosse la frequenza e la potenza della fonte di emissioni, oggi si tende ad accettare che la pericolosità dipenda essenzialmente dalla durata temporale all’esposizione.

Ecco uno schema riassuntivo sulle principali patologie causate da altrettante fonti di elettrosmog:

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Le onde elettromagnetiche, quando attraversano il nostro corpo, producono quindi una serie di grandi e piccole conseguenze.

La ragione è molto semplice: anche il nostro organismo funziona in base ad una serie di stimoli e segnali elettrici. Miliardi di cellule che si sviluppano, vivono e reagiscono seguendo sempre frequenze vibrazionali dettate dai ritmi biologici, e che nel corso della vita si modificano e si moltiplicano miliardi di volte in uno schema preordinato, ma anche adattandosi ad una marea di imput esterni ed ambientali l’interazione delle frequenze artificiali con queste frequenze cellulari non può mai essere compatibile, soprattutto quando entrano in gioco frequenze molto particolari e intense.

Il corpo è come una spugna, e prima o poi, superati i limiti di tollerabilità, reagisce degenerando con eventi cancerosi e altre patologie. Questo fatto è fuori discussione, ed è talmente vero che ormai è accertato che sono proprio le interferenze elettromagnetiche di origine umana che stanno causando i fenomeni di spiaggiamenti di massa dei cetacei, il disorientamento degli uccelli migratori, la progressiva scomparsa delle api ecc.

Il disturbo, dovuto all’intolleranza ai campi elettromagnetici e alle frequenze è comunemente noto come elettrosensibilità, ed è stato classificato scientificamente come “patologia MCS”, cioè patologia Sensibilità Chimica Multipla. Un tempo era una malattia considerata rara, ma ora, e soprattutto dopo la decisione dello IARC di includere l’uso dei telefonini cellulari tra le possibili cause di tumore (2011), le patologie MCS sono al centro dell’attenzione, con una stima che già oggi in Italia siano almeno 650mila le persone afflitte dal disturbo. In parole povere, tra le forme lievi e quelle più significative, è interessato almeno l’1% della popolazione, soprattutto anziani e bambini.

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Dato che la proliferazione di apparati di telefonia pubblica e privata e reti WIFI libera è in crescita esponenziale, la previsione per il futuro è però piuttosto preoccupante. Si preoccupa anche all’Istituto Superiore alla Sanità che ha recentemente reso disponibile sul suo sito un documento interamente dedicato all’elettrosmog.

Pur essendo un lavoro che mira a tranquillizzare di massima la popolazione, nel documento non si riesce però a nascondere che la questione si sta allargando. Inoltre vi si legge che “Un paziente su cinque tra quelli che si rivolgono a un medico generico o ad uno specialista continua a soffrire sintomi che non possono essere spiegati fisicamente. Se i sintomi perdurano a lungo e/o impediscono le attività quotidiane delle persone, vengono chiamati “Sintomi somatici senza sufficiente spiegazione”.

Il problema di queste nuove patologie, è propro quello che i sintomi possono essere veramente tanti, e non sempre riconoscibili, perchè il mondo della sensibilità percettoria individuale è veramente complesso, e nemmeno gli specialisti riescono a comprendere tutta la fenomenologia.

Un esempio su tutti è rappresentato dagli acufeni (disturbi dell’udito), che sono tra i disturbi più diffusi (20% della popolazione over 60anni), e sono spesso favoriti dall’elettrosensibilità. Vi sono diverse teorie neurofisiologiche sulla generazione e sull’origine dell’acufene, ma nessuna è stata accettata in modo definitivo. Un modello bene accettato è quello dell’attività spontanea dell’apparato uditivo, secondo la quale il danneggiamento delle cellule ciliate interne all’orecchio è dovuto un pò all’età, e un pò a fattori esterni. In sostanza, nel funzionamento normale dell’udito è già incluso un rumore di fondo, che è dovuto al funzionamento stesso delle cellule che recepiscono e traducono i suoni in segnali elettrici. Questa autoscillazione è in genere di frequenza estremamente bassa (tra 5 e 50 Hz) e normalmente non è udibile perchè l’ orecchio sano ha per nostra fortuna un “filtro” che elimina questo rumore. All’avanzare dell’età, o per cause diverse, questo filtro potrebbe non essere più sufficiente. Il risultato è che la compensazione attuata dal cervello per supplire alla normale diminuzione della sensibilità dell’udito amplifica i disturbi ed i rumori di origine interna e neuronale (1) e si accompagna a squilibrio della percezione interna, che si attiva anche in assenza di vera stimolazione acustica. In questi casi, al cervello arrivano segnali di rumori, che in realtà non esistono, ma si sentono egualmente: in genere sibili e fischi, ma anche ronzii a volte molto fastidiosi, e forti.

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Secondo quanto affermato da un corposo studio tedesco del 1997 (2) la malattia inizia, e si evolve in tre fasi:

1 fase – inizio dei sintomi che possono durare da uno a tre anni, poco diagnosticabili, ma c’è alta possibilità di remissione;
2 fase – i sintomi da deboli diventano più pronunciati, e possono durare da tre a cinque anni; possibilità di guarigione;
3 fase sintomi molto pronunciati, ormai quasi irreversibili.

Un altro fenomeno, sempre legato alle iterazioni ambientali e all’elettrosmog, in particolare dalle frequenze ELF, e che aggrava la patologia da acufeni, è la risonanza stocastica (vedere studi del Dipartimento di Patologia e Diagnostica dell’Università di Verona).
Riguarda ancora, essenzialmente, il rumore interno dovuto al gran numero di segnali molecolari provenienti dalle cellule del sistema immunitario, che è sempre attivo. Quando una variazione anche piccola del rumore di fondo si somma alle variazioni periodiche dei segnali che arrivano dagli organi di senso, si può determinare un impatto di rilievo sulla percezione normale, alterandola. Questo problema non riguarda solo l’udito e gli acufeni, ma può arrivare a disturbare anche la vista, gli organi dell’equilibrio, la percezione spaziale, il tatto ecc. (cfr studi di cibernetica e teoria dell’informazione del prof. M. Riani).

Da alcune storie che sono rimbalzate dai quotidiani locali a quelli nazionali, apprendiamo che sono centinaia, se non migliaia le persone che soffrendo di queste sintomatologie hanno reagito e hanno iniziato dure battaglie legali contro i tralicci della telefonia o gli elettrodotti. Una battaglia con poche speranze di vittoria, soprattutto dopo l’approvazione della legge Gasparri, che dal 2002 è riuscita ad impedire anche ai comuni di far qualcosa per proteggere il proprio territorio.

Come-difendersi-dall-elettrosmog

Alcune persone disperate hanno preferito abbandonare la propria abitazione. Troviamo così che il “Messaggero Veneto” riporta il caso di Giulia, una malata friulana che si è rifugiata tra le montagne della Carnia, vivendo in una tenda schermata dalle onde elettromagnetiche. Un’altra storia è quella apparsa sul mensile “Terra Nuova”, di una cinquantenne di Imperia, che è scappata in Piemonte, rifugiata in uno sperduto agriturismo.

Un caso che sto seguendo personalmente nel territorio della provincia di Padova (quasi novecento tralicci di telefonia a fine 2006), è emblematico della situazione.
Una famiglia abita in periferia e improvvisamente perde il sonno, a causa di imprecisati ronzii percepibili stando all’interno dell’appartamento. Tutta la famiglia sente lo stesso disturbo 24 ore su 24, ma in modo particolare alla notte, e in certe condizioni climatiche.
Le analisi fonometriche non rilevano nulla. I valori del campo elettrico sono ben sotto alla soglia di attenzione, inoltre uno stop di mezz’ora alla telefonia cellulare sembrerebbe far escludere che la causa sia l’alta frequenza. Si analizza l’impianto elettrico e a parte qualche significativo elettromagnetismo da elettrodomestici non c’è altro. Ma allora, di cosa si tratta? Impossibile che sia una semplice psicosi, perchè i componenti della famiglia sono adulti sani e di varie età.

In conclusione è la patologia da elettrosmog, indotta da tutta una serie di circostanze, per ultimo il potenziamento di un traliccio locale con tecnologia di quarta generazione. Tutte queste circostanze hanno causato simultaneamente in tutti icomponenti della famiglia la malattia MCS. La patologia si è determinata con un progressivo indebolimento per l’esposizione prolungata nel tempo, fino a degenerare.

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Ma che cosa fanno le istituzioni pubbliche e le autorità sanitarie?

Purtroppo, a differenza di altri paesi nel mondo nei quali la patologia MCS è conosciuta da tempo, come l’Olanda, l’Australia, la Russia, la Cina e il Canada, nel nostro paese non c’è ancora una specifica risposta del sistema sanitario, perchè non c’è un provvedimento legislativo ad hoc. In pratica, secondo la nostra attuale legislazione, vengono adottati valori limite all’esposizione che sono molto permissivi, perchè formulati sugli studi di molti anni fa. Questi limiti (soglia di campo elettrico a 6 Volt/metro), in base agli ultimi studi, devono necessariamente essere abbassati, perchè solo così si potrebbe garantire la salubrità pubblica.

Tra l’altro, nel novembre 2011, molti presidenti e direttori ARPA e ISPRA (organi di controllo ambientale) avevano già inviato all’allora governo Berlusconi una dura nota di protesta, segnalando la pericolosità della situazione e dei tagli ai controlli regionali che si stavano programmando.

In realtà, per tentare di risolvere la situazione ci sarebbero già decine di nuove proposte di legge, ma tutte bloccate nelle commissioni parlamentari, per l’opposizione delle lobbies.
Anzi, negli ultimi mesi stiamo andando in senso inverso a quanto sarebbe auspicabile. Con il Decreto SbloccaItalia del governo Renzi si sono liberalizzate le installazioni della rete 4G, che sta portando ad una significativo aumento delle antenne, più o meno “selvagge” (3).

Tra conflitto d’interesse e vuoto normativo il riconoscimento della malattia è quindi delegato alla buona volontà delle Regioni. Quindi gli ammalati possono essere considerati e seguiti quà e là, a livello locale. Un problema, nel problema.

Come dicevo poc’anzi, la situazione in altri stati è abbastanza diversa, perchè il principio della precauzione è veramente applicato. In certi casi, alcuni stati hanno eseguito studi approfonditi ed avanzati, anche a causa dell’enorme numero di malati nel loro territorio. Come nel caso dell’Alaska e del Canada, dove il bassissimo costo dell’energia elettrica ha reso conveniente costruire sistemi di riscaldamento elettrici nel 70% delle case, anzichè a gas o altro. Il risultato è che la popolazione è stata per anni molto esposta, ed ora si contano migliaia di malati.

Tuttavia, nonostante le prospettive future siano molto preoccupanti, gli studi e le ricerche avanzate permettono di comprendere meglio le fenomenologie e quindi di iniziare a sperare almeno in diversi rimedi. Ovviamente non è certo facile trovare delle soluzioni definitive a problemi di così vasta portata, ma è possibile sin da ora porre in atto dei rimedi e delle precauzioni individuali.

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Il primo tentativo da realizzare, per quanto possibile, sarà ovviamente quello di ridurre l’esposizione alle fonti inquinanti, e quindi utilizzare poco i cellulari, e magari con l’auricolare inserito, tenere lontani gli elettrodomestici, e spegnere il più possibile gli apparati di telefonia e WIFI. Sembrerebbe che affermare ciò sia una cosa banale, ma non è così, perchè moltissima gente lascia impianti accesi costantemente in stand-by, anche quando non servirebbe, oppure tiene i cordless ed i WIFI accesi perfino alla notte. Proviamo ad immaginare quante emissioni riceviamo vivendo in un condominio, se tutti i vicini lasciano accesi gli apparati.

Dopo queste semplici indicazioni precauzionali, vado ora a descrivere una serie di rimedi particolari, sui quali esistono effettivamente molteplici indicazioni sulla loro efficacia.

1 – per i casi di elettrosmog accertato da installazione di antenne o tralicci di telefonia, ponti radio e simili:
– utilizzare materiali schermanti, come ad esempio i tessuti realizzati appositamente, e che garantiscono un abbattimento dei segnali anche di oltre l’80%.

2- per i casi di problemi accertati dovuti al proprio impianto elettrico (autoscillazioni, armoniche ecc), rivolgersi esclusivamente ad un tecnico o al proprio installatore;

3 – per combattere i sintomi da elettrosensibilità in generale, dovuti anche ad impianti elettrici domestici:
– praticare sedute di musicoterapia (4);
– assumere melatonina (5);
– praticare terapie vibrazionali (6);

4 – per guarire dagli acufeni ci si può rivolgere alla medicina specialistica. Inoltre, per le donne, è consigliabile l’assunzione di caffeina (7)

Una precisazione. Nella lista dei “rimedi” ho volutamente evitato di includere i braccialetti magnetici, e altri aggeggi da incollare ai cellulari, che a mio parere personale non servono proprio a nulla. Secondo certe teorie, che qualcuno attribuisce a studi della NASA, anche mettere in casa alcune piante potrebbe favorire il disinquinamento. Infatti Dracene e Tillandsie sono famose per riuscire ad inglobare agenti inquinanti. Però si tratta di chimica. L’ho accertato personalmente: nello studio NASA non esiste alcun accenno alla possibilità che una qualche pianta possa contribuire alla diminuzione dell’elettrosmog.

Note:

1 – studi moderni, attribuibili anche ad eminenti scienziati in odore di premio Nobel come il fisico Roger Penrose hanno anche evidenziato un rumore cerebrale generato da vibrazioni quantiche. In questo caso è generato dai microtubuli che rivestono i neuroni. Si ritiene che i ritmi circadiani ed EFG siano determinati da queste vibrazioni. La teoria è stata recentemente riproposta sulla rivista Physics of life reviews, e fa parte di un più ampio studio sulla coscienza.

2- Effetti biologici dei campi elettromagnetici per l’Uomo nella gamma di frequenza da 0 a 3 GHz: – ISF Istituto per lo stress di ricerca: Ricerca e Sviluppo Sintesi e risultato di uno studio della letteratura medica russa dal 1960 – 1996
Preparato per il ministero federale tedesco al fine di confrontare le differenze tra (ex Unione Sovietica) standard EMF dell’Europa Occidentale e CIS. Berlin 1997 – Editors: Prof. em. Prof. Dr. med. Karl Hecht, Dr. rer. nat. Hans-Ullrich Balzer
http://www.emfacts.com/2005/05/germanrussian-report-on-electrosensitivity/

3- Gli impianti presenti alla fine del 2013, in una regione sviluppata come il Veneto, erano ben 5500 (dati ARPA Veneto)

4- Non è un sciocco rimedio new-age. Gli effetti delle vibrazioni audio sono ormai ampiamente riconosciuti in tutti gli ambiti scientifici, certa musica, basata su frequenze biologiche, ha la capacità di iterazione con l’organismo, che rilascia endorfine.

5- Compatibilmente con le prescrizioni mediche, utilizzare in modo particolare i preparati che favoriscono il riposo. E’ riconosciuto che i soggetti all’elettrosmog subiscono un danno alla ghiandola pineale, che è la regolatrice di moltissime funzioni ormonali, tra di queste la produzione di melatonina. La melatonina, oltre che agire sui ritmi circadiani, sul sonno, il rilassamento ecc, ha anche un benefico effetto antiossidante.

6- Vedi intervista al dott. Brian Clement, noto specialista per aver guarito migliaia di casi in Florida, apparsa il 20 marzo 2013 sulla rivista francese “La maison du 21° siecle”. Tale terapia prevede una cura disintossicante, a base di saune, bagni di sale e altro, ma pure l’utilizzo di biofrequenzimetri sofisticati chiamati ONDAMED.
Secondo il Dr Brian, anche l’alimentazione ha una eccezionale importanza per la cura da elettrosensibilità. L’assunzione di cibi grassi, carni ecc favorisce il bioaccumulo di metalli pesanti, responsabili dell’aumento di conduttività elettrica corporea. Poi sarebbe necessario assumere molta acqua, (almeno 2 litri al giorno) che sia veramente pura, non consumare integratori di magnesio, potassio e calcio che non sono veramente di origine naturale (la maggior parte sono di sintesi chimica).

7- Secondo diversi studi, che hanno coinvolto decine di migliaia di soggetti, sembra che nelle donne l’assunzione di caffeina comporti una diminuzione dei sintomi (American Journal of Medicine).

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Per consultare un ricchissimo archivio di studi scientifici, c’è il sito di Bioinitiative 2012: www.bioinitiative.org

Per ulteriori informazioni sui rimedi, compreso una specie di dettagliato manuale: www.elettrosmog.rm.it/manuale.html

Per informazioni generali, esistono molti siti. Anche in Facebook. Tra i migliori segnalo: “Elettrosensibili” – e il materiale dei comitati elettrosmog della Sicilia

Per documentarsi sulla storia della ricerca e sulle vicende ostruzionistiche delle multinazionali di telefonia, leggere il bellissimo libro “Toglietevolo dalla testa” di Riccardo Stagliano, Chiare lettere Editore

Lorenzo Guaia

Lorenzo Guaia

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avatar Articolo scritto da Lorenzo Guaia il 17/01/2015
Categoria/e: Ambiente, Inquinamento, Primo piano.



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