Piccoli di bufalo: i maschi vengo lasciati morire

La mozzarella di bufala è un tipico formaggio, o meglio “latticino”, italiano, usato soprattutto come ingrediente della pizza.

Naturalmente, per essere prodotta, deve essere usato il latte che ovviamente viene prodotto dalla mucca per sfamare il proprio piccolo. Ma nell’industria alimentare questo non può avvenire perchè il latte deve essere destinato alla produzione dei vari alimenti, quindi, dopo la nascita , madre e vitello vengono separati e il piccolo viene alimentato artificialmente per essere cresciuto. Ma tutto questo succede se il cucciolo che nasce è una femmina, la quale quando avrà raggiunto l’età riproduttiva verrà avviata anche lei alla produzione di latte.

Se il cucciolo che nasce è maschio viene tolto alla madre e buttato via. Si, avete letto bene: buttato via. Il bufalotto non ha nessun valore commerciale, a parte una misera percentuale che viene tenuta per la riproduzione o la macellazione, il resto viene buttato via o abbandonato e lasciato morire di fame, che di solito accade a circa 3/4 giorni dalla nascita.

Qui di seguito vi riporto una testimonianza di un fatto accaduto nel 2002:

Un esempio, dal mondo reale della produzione della mozzarella di bufala, una testimonianza di prima mano (apparsa in una mailing list a diffusione pubblica):

“12 marzo 2002 – Il 12 di febbraio ultimo scorso, tornando a casa, ho intravisto una grande macchia scura sul bordo della strada. Avvicinandomi, ho visto che “la cosa”… era un bufalotto di alcuni giorni, ancora vivo. Devo dire che diverse volte negli anni mi è capitato di vedere carogne di bufalotti nei campi e lungo le strade, e ho sempre pensato che fossero morti di malattie perinatali. Ho segnalato il fatto all’autorità competente che è intervenuta per rimuovere la carcassa. Ma questa volta non si trattava di un cadavere, era un animale vivo. Un bufalotto maschio, senza marca nell’orecchio, senza padrone. L’ho caricato in macchina e l’ho portato a casa. Ho chiamato subito il Servizio Veterinario il cui responsabile ha detto che posso tenerlo per farlo crescere, perché probabilmente è stato abbandonato essendo un maschio. Allora i maschi vengono abbandonati? Si, mi è stato risposto, è l’abitudine in zona. Per legalizzarlo sono andata ai Carabinieri per fare la denuncia di “ritrovo”. Anche il Comandante “sapeva”: i maschi si uccidono, si lasciano lungo le strade, è “normale”, non servono, non danno latte. Si parlava di soffocarli buttando la paglia in gola… Con il Servizio Veterinario abbiamo fatto i calcoli: circa 15.000 bufalotti maschi all’anno “non nascono” ufficialmente. Ma devono essere nati, perché la natura procura l’equilibrio: nascono tanti maschi come femmine. E se sono iscritti 40.000 bufali femmina devono essere minimo 15.000 i maschi che “spariscono”. Ho sentito di altri “metodi” di uccisione: la maggior parte degli allevatori semplicemente lascia morire di fame i neonati, cioè li allontanano dalla mamma subito dopo il parto e non danno più attenzione. Muoiono! Basta! Ci sono quelli che li sotterrano vivi e ci sono quelli che li buttano nella fossa del letame. Qualche allevatore locale cresce i bufali maschi per la carne. Una percentuale molto bassa.” Senza contare che le mucche stesse, a 5/6 anni  finiscono la loro carriera di produttrici di latte e vengono macellate, per essere rimpiazzate dalle figlie che hanno partorito e che anche loro entreranno a far parte di un circolo di produttività senza fine: nascita, crescita, parto del vitello, produzione di latte, macello; all’infinito.

Non so decidere se è meglio che muoiano prima, appena nati o che vengano allevati e cresciuti per essere destinati al macello, certo la vita per un bufalo è davvero crudele, perchè è comunque destinato alla morte.

C’è da dire anche che non solo i maschi “improduttivi” finiscono così, ma anche le femmine in sovra numero vengono eliminate in questa maniera. Pensavo che il consumo di latte fosse senza crudeltà e dolore. Mi sbagliavo.

[fonte: infolatte.it]

Marina Cau

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avatar Articolo scritto da Marina Cau il 09/08/2013
Categoria/e: Animalismo, Primo piano.



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