Bimbi dimenticati in auto: ecco lo spot-denuncia [video]

Nonostante questo video sia una drammatizzazione della vita reale, non toglie niente alle vere tragedie che capitano ogni anno in tutto il mondo. Bambini, anche piccolissimi che vengono dimenticati in auto muoiono per il caldo e la disidratazione. La distrazione è la causa principale di queste sciagure, e la stanchezza ne è la più grande complice.

Ogni anno, solo negli Stati Uniti, questo tipo di incidente provoca mediamente 38 morti , quasi tutti tra la primavera, l’estate e l’inizio dell’autunno, e nella maggior parte dei casi si tratta di bambini con meno di due anni.

Vent’anni fa dimenticare un bambino in macchina era un fatto abbastanza raro e si evidenzia un aumento significativo di questi casi a partire dagli anni Novanta, in seguito all’introduzione dell’airbag anche per il posto del passeggero a lato del guidatore. L’apertura dell’airbag in caso di incidente può essere pericolosa per i bambini, quindi gli esperti di sicurezza stradale suggerirono di sistemare il seggiolino non più sul sedile anteriore ma su quello posteriore (e con il volto del bambino rivolto verso il lunotto, in caso di bambini molto piccoli, per ridurre i pericoli del contraccolpo in caso di incidente stradale). Le conseguenze di questo nuovo posizionamento furono una maggiore sicurezza ma una ridotta visibilità del bambino a bordo da parte del guidatore.” Nessun esperto,” dice Weingarten, “avrebbe mai immaginato che questa nuova norma potesse diventare un fattore rilevante nella casistica delle morti di bambini dimenticati in macchina.”

Le differenze tra un caso e l’altro sono poche, e riguardano soprattutto quello che avviene dopo. Weingarten racconta il caso di un padre che ricordò improvvisamente di aver lasciato il figlio in macchina solo quando sentì il suono di una pianola, mentre si trovava a una fiera di paese. Un altro padre cercò immediatamente di uccidersi, tentando di strappare la pistola d’ordinanza a un poliziotto accorso sul luogo dell’incidente.

E’ successo anche qui, in Italia. Due padri qualche anno fa hanno dimenticato il proprio figlio in macchina nel parcheggio sotto il sole, invece di portarlo al nido. Elena, 22 mesi, dimenticata in auto a Teramo è morta dopo tre giorni di coma. Jacopo, 11 mesi, lasciato in auto sotto al sole per tre ore a Passignano sul Trasimeno, è morto per arresto cardiocircolatorio. E poi c’è la vicenda più recente di Luca: il piccolo è morto perchè dimenticato in auto dal padre solo pochi mesi fa.

Questi padri erano molto affezionati ai loro bambini eppure per alcune ore si sono dimenticati di loro con conseguenze tragiche in entrambi i casi. Una causa possibile è il sovraccarico di impegni, lo stress, gli orari del lavoro, gli appuntamenti, la fretta che possono far passare in secondo piano alcuni impegni rispetto ad altri. A differenza di quella del computer, la memoria umana ha delle défaillance specialmente quando è sovraccaricata.
La domanda che molti si fanno è se potrebbe capitare una cosa del genere anche ad una madre. I meccanismi della memoria sono complessi – consapevoli e inconsci –  e’ possibile che nel subconscio di una persona ci siano scale di priorità diverse: è più facile che per una donna, i bambini, specie se piccoli, vengano prima di tutto. Per un uomo, soprattutto se stressato e pressato dagli impegni, il lavoro può prendere il sopravvento. Per questo è bene prendere dei provvedimenti pratici ma efficaci: per esempio appiccicare al cruscotto della macchina un biglietto colorato un bella evidenza, che ricordi al genitore il piccolo passeggero nel sedile posteriore.

Ho fatto fatica a guardare il video fino alla fine: l’angoscia e la disperazione del bimbo mi ha fatto venire il magone, e l’indifferenza delle persone attorno alla macchina mi fa molto pensare al fatto che stiamo vivendo in un’epoca dove conta solo “l’essere io”, tutto il resto viene dopo.

Mamme e papà: prestare un attimo di attenzione in più può salvare la vita dei vostri bimbi. Pensateci.

[fonte:laRepubblica.it]

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Marina Cau

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avatar Articolo scritto da Marina Cau il 30/07/2013
Categoria/e: Notizie, Primo piano.



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